[insomma, ho scritto questa cosa sul tumblr. mi sembrava giusto scriverla anche qui. non ho cambiato nemmeno una parola, nonostante appena terminata la scrittura ci sarebbero state mille cose da cambiare. buona lettura.]
Domani è il RSD. La giornata mondiale dei negozi di dischi. L’ho scoperto grazie a molte persone che hanno scritto sui blog la loro storia musicale. Proprio in occasione di questa iniziativa. Tipo che hanno scritto quale è stato il loro primo disco. Quale era il loro negozio di fiducia. Quello al quale sono più affezionati. I vinili da paura collezionati dallo zio ora ingegnere, un tempo rockettaro.
Voglio scrivere anche io la mia storia musicale. Dico subito che non ho avuto grandi basi dalle quali partire. Mettendo insieme i vinili comprati dai miei sette zii tra i ‘70 e gli ‘80 viene fuori una collezione modesta di dieci dischi. Togliendo la colonna sonora di grease, baglioni, venditti e renato zero, rimane uno dei Pink Floyd, uno degli U2 e uno dei Queen. Stop. Peccato poi che nessuno dei miei sette zii mi abbia lasciato in eredità un giradischi funzionante per ascoltarli. Nemmeno i miei genitori. Più appassionati di libri, che di musica (soprattutto mia mamma). Ho letto cent’anni di solitudine a 12 anni e l’ho amato dalla prima all’ultima riga. Ma ho impiegato molti più anni a scoprire Rolling stone e Beatles. Le poche tracce musicali ereditate da mio padre si fermano a qualche cassetta di battisti e a qualche canzone straniera che mi suonava con la chitarra la domenica pomeriggio. Avrei scoperto più avanti in un pomeriggio noioso vecchi spartiti originali dei Beatles e jim Croce e alcune canzoni che lui stesso aveva composto, nascoste nella libreria in studio. Il suo sogno di paroliere abbandonato per un sereno impiego in banca.
Detto questo, sono cresciuto più o meno da solo musicalmente.
Durante le medie, ho imparato i primi accordi con la chitarra e i miei artisti preferiti erano quelli che riuscivo a suonare. Italiani soprattutto. Poi l’illuminazione. Io tredicenne tradisco Holly e Benji con il nuovo canale sul tasto nove del telecomando, Mtv. Anzichè guardare le acrobazie sulle traverse e rimanere col fiato sospeso per i tiri che duravano dieci minuti, ho imparato a memoria ogni scena del video di Pink degli Aerosmith, che passava ogni giorno alle quattro e mezza in punto. Inizio a guardare Select, Inizio a comprare i singoli. Inizio a registrare dalle radio con le cassette le canzoni che più mi piacevano. Vado al Festivalbar in prato della valle dove tutti i miei amici attendevano con ansia la prima esibizione italiana di Britney Spears (1999), io invece volevo vedere Lene Marlin che mi piaceva perchè suonava una chitarra azzurra come la mia.
Poi vado al liceo e inizio a trovarti per caso con alcuni amici per fare rock ‘n roll. Inizio a suonare il basso e scopro che c’è dell’altro. Mio papà mi regala per il natale del 2000 due dischi. Il terzo greatest hits dei Queen e una raccolta dei Beatles. Tutto cambia. inizio ad adorare Freddy Mercury. E John Lennon. Ho una passione viscerale per le rockstar già morte, come Jim Morrison. O Elvis. E mi piace passare il tempo nella sezione musica della Feltrinelli a leggere le biografie di questi grandi. Compro più libri di musica che dischi, anche perchè è il periodo di winMx (Napster l’ho saltato, troppo giovane ero) e non riesco a scaricare dischi interi, ma solo singole canzoni. Ma soprattutto sono i libri che leggo a indirizzarmi verso i dischi da comprare. Leggo Brizzi (JF e Bastogne) e mi appassiono ai Clash e al punk ma compro London Calling dopo aver letto su Rolling Stone un articolo che celebrava i trent’anni dal capolavoro di Strummer e soci. Il disco in assoluto più bello della storia per me comprato in una mattina di sciopero scolastico al 23 (il miglior negozio di dischi della città). Leggo Doyle e i Commitments e mi appassiono al soul e all’Irlanda e compro i miei primi album degli U2 e dei Pogues. Leggo, per ultimo, Alta fedeltà e Hornby e scopro altre tonnellate di musica nuova. Il già citato Marquez e cent’anni di solitudine mi avvicina ai Modena city ramblers.
Tutto questo succede al liceo. Sfiga ha voluto che i miei compagni di un tempo fossero dei truzzi scatenati (ma vestiti da fighetti e con le prada ai piedi) che si passavano hit mania dance sotto i banchi e si facevano compilation di Gabry Ponte. I pochi episodi isolati che ricordo con piacere: il cd masterizzato di Californication passato da uno due anni più grande di me e una infatuazione musicale per i Cranberries con un progetto di realizzare una cover band durato un quadrimestre e presto naufragato. Ricordo con più piacere i pomeriggi passati con il maestro di chitarra a discutere di musica e a provare cose nuove (lui mi ha passato un cd di chuck berry e uno di eric clapton, e poi mi ha spinto verso gli unplugged di mtv) e ricordo con piacere quella volta che mi ha detto “il rock è fatto dai maschi, dimmi una sola voce femminile degna di rispetto”. Del mio elenco che passava da Dolores a Aretha a Sined, lui ha accettato solo Alanis etichettandola come l’eccezione che conferma la regola.
Arrivo all’università e oltre ad aumentare la frequenza delle visite tra i banchi del 23, scopro tre persone che segnano in modo netto la mia vita musicale.
Valentina, che mi fa scoprire un mondo brit pop di cui conoscevo solo la superficie meno bella. Martina, che mi fa scoprire i Baustelle e altre cose belle, tutte compresse in una chiavetta da cento mega. Giacomo, che mi fa scoprire Springsteen.
Adesso a 25 anni, vedo la mia collezione e ci trovo Smiths, Blur, Who, Oasis, Lou Reed, Zeppelin, Rem, Baustelle, Belle and Sebastian, David Bowie, Pink Floyd, Coral, Joy Division, Arcade Fire. Non ho mai accennato alla mia passione per i cantautori come De Andrè, De Gregori, Guccini, Samuele Bersani o per gli Elio e le storie tese ma è tardi.
E quindi finisco dicendo che non ho mai ascoltato così tanta musica come in questo periodo della mia vita. Non ho nemmeno mai desiderato ascoltare tanta musica come in questo periodo. Io che sono cresciuto in un momento in cui la musica ha smesso di essere qualcosa di fisico e tangibile.In cui avevi strumenti che ti permettevano di raggiungere qualsiasi genere o artista e per pigrizia e praticità preferivi cliccare sul mulo il link al download che volevi piuttosto che correre al negozio investendo i tuoi risparmi in altri modi più o meno nobili. Sarebbe bello ora avere l’originale di ogni disco che ho ascoltato con cd pirata, o compresso in un dvd dati o in un file zip. Sarebbe stato bello sfogliare ogni libretto, ogni testo, ogni foto. Sarebbe bello vederli tutti insieme. Sarebbe bello un giorno poterli dare ai miei figli o ai miei nipoti per dire loro guarda che si ascoltava musica bella anche un tempo. Si aveva il peggiore presidente del consiglio della storia, ma si ascoltava della gran della musica.
Sarebbe bello.



