La mia recensione, tze, se vogliamo chiamarla così, su Anobii di “Tutto per una ragazza”, libro iniziato alle due di notte dell’altro ieri notte e finito alle tre di ieri notte. In mezzo ho fattto altro eh.
Forse è un po’ distante dalla qualità di Altà Fedeltà, Febbre a 90 e gli altri libri così maledettamente belli che ti fanno scattare l’invidia solo perchè vorresti averli scritti tu, libri così. E invece lì ha scritti lui ed è un mago.
Questo è più attuale, diverso da gli altri. Forse frutto degli anni zerozero, lo si sente nella musica e nei dischi che non sono mai presenti. Si parla di skate, di Justin Timberlake, di adolescenti che vanno da Starbucks a prendere frappuccini. Il Championship Vinyl ha già chiuso da un pezzo in questo mondo.
Però. NH adatta il suo stile ai tempi che corrono, scorrono le avventure. Le “top 5″ sono sostituite dall’elenco di ipotesi, ci sono invenzioni narrative audaci che solo potevano nascere dalla sua penna. La storia, i personaggi, le vicende sembrano così familiari, ti sembra di riconoscerli, sono i tuoi vicini di casa, i tuoi compagni di scuola. Sai di averli già visti, di averci già parlato, di salutarli ogni volta che li incroci su un marciapiede.
Segno che questo ragazzotto inglese con la penna non sbaglia un colpo.
Oggi è domenica.
Ieri era il 30 gennaio.
Ieri, più indietro, era domenica 30 gennaio 1972.
La Bloody Sunday,
Mi è sempre interessata questa storia.
L’avevo ben studiata per la tesina della maturità.
Avevo preparato un collage con tutte le foto delle vittime. 14.
Più altre ferite. Tutte che manifestavano per la pace. Senza armi.
Mani in alto, libere, fiere della loro voglia e speranza di non violenza.
E il fatto che succedesse in Irlanda, e non so, in Burundi, mi faceva e fa sempre un certo effetto.
Anche pensare che alla base di tutto c’era la religione.
E il fatto che ai protestanti non andavano bene i cattolici.
Cacchio oggi è il 2010.
Se il mondo è cambiato, o ha imparato qualcosa, a me non sembra.
Stare soli al sabato sera fan venire strani pensieri
C’era un tempo in cui scrivevo da questo tavolo per un blog che ormai non c’è più. E’ passato davvero molto tempo, da quei giorni. Mi ricordo che scrivevo di quello che vedevo alla mia finestra, la luna, le stelle. Molte cose sono cambiate, Tante. Chi se lo sarebbe immaginato. Tante sono cambiate, ma anche molte sono rimaste. Una, bella, in particolare. Chi conosce e legge sa bene a cosa mi riferisco e mi dispiace lettore casuale se non sei al corrente di questi svolgimenti.
In realtà è un po’ di tempo che ci penso. A come la vita scorra velocemente e mi chiedo se sto davvero sfruttando appieno il mio momento. Passo le ore a pensare se davvero conviene stare tutto il giorno con le gambe sotto la scrivania davanti ad uno schermo, scrivere mail, fare telefonare, fotocopie, fax. Riunioni, incontri, appuntamenti e agende. Tutto per cosa, per vivere. Concentri le ore più belle di ogni giornata per stare bene poi la sera nella tua sera costruita sui risparmi della vita. Guidare una macchina sicura, potente. Per andare a fare l’happy tour al sabato pomeriggio e in discoteca la sera tra fiumi di moijto. E sperperare tutto il resto in due settimane al mare in estate, quindici giorni di vita bagni e sole e poi. Di nuovo purgatorio per altri trecento giorni.
E intanto la vita scorre. Perché se c’è una cosa di cui sei certo è il giorno in cui tutto è iniziato, e se non sai quando finirà tutto questo beh sei sicuro che ogni giorno è un giorno che ti avvicina ai titoli di coda, alla mezzanotte, al traguardo, al buio. Non sai in che punto del cammino sei, ma sai che stai comunque andando avanti.
Se tu avessi la certezza che martedì finisce tutto, lunedì mattina mica sei alle nove puntuale giacca e cravatta e camicia allacciata fino all’ultimo bottone a illustrare ai tuoi colleghi i dati relativi del prossimo semestre. Neanche per sogno. Quando quel dannato semestre sarà passato tu sei già spacciato. E allora lunedì faresti un viaggio, ti distenderti sull’erba a godere di ogni ultimo respiro, faresti all’amore, corri cammini e incontri quante più persone e stai con chi ti piace, con chi vuoi bene.
e poi sei felice di andare perché sai che almeno il tuo ultimo giorno è stato vissuto a pieno.
si, ma gli altri? e visto che nessuno può sapere quando è il Momento, bisogna fare i conti con tutto. anche con la riunione per illustrare il piano per il semestre prossimo ai soci in riunione il lunedì mattina.
e con le mail che arrivano, le telefonate da rispondere, gli appuntamenti da rispettare. perché finchè ogni mattina quando suona la sveglia potrai aprire gli occhi, sentire il tuo corpo che si muove, la tua testa che pensa, sai che bene o male ogni giorno è quello giusto per cambiare tutto. per realizzare qualcosa di giusto.
fa male stare soli al sabato sera.
fa venire strani pensieri
alcuni brutti e tetri.
seriamente.
serve aria.
A parte la gufata, incredibile di Vialli. “Vince il Milan treazero” a dieci minuti prima della fine della partita. Quindi anche prima del triplice fischio, addirittura prima che venisse toccato il pallone, sapevi già come andava. L’inter ha tirato fuori una partita con i controc. senza far giocare mai quegli altri, in rossoenero. chiudendo gli spazi, tenendo una difesa bassa e pronta ad aggreddire. senza lasciare respiro con un pressing forsennato in mezzo al campo. Mourinho, che mica pirla lo è davvero, l’ha detto chiaro. “ci difendavamo in sette” gli altri, facevano altro, cioè correvano come disperati. e forse davvero nemmeno in sei avrebbero perso. anche se l’arbitro non è quello che ha giocato peggio. la prima espulsione sacrosanta. la seconda eccessiva, ma il rigore non è sbagliato. o almeno così mi è sembrato.
l’inter era troppo forte. è troppo forte. niente avrebbe impedito di vincere questa partita. troppo decisa nel carattere. troppe energie. troppo bene aveva preparato. un copione perfetto e una messa in pratica della teoria del suo allenatore impeccabile. non ha sbagliato una virgola.
non c’è stato niente da fare che rotolare per il campo a quegli altri. correre in lungo e largo, sgraffiando solo in superficie. mai male vero e proprio. e adesso?
lo scudetto, è andato. probabilmente le posizioni di questa classifica sarà anche quella finale, tenendo conto di un errore scientifico +/- 1. la vera scommessa sarà se quelli bravi, quelli in blu, saranno in grado di giocare ancora così quando la posta sarà ben altra, diciamo europea.
Allora, svillupando quanto accaduto dalla fine, come si fa con i rullini di fotografia.
Gol di testa di Riise. Scandisco bene le parole per far capire bene. Gol. di testa. di Riise.
Espulso Buffon per fallo stile kung fu sul suddetto Riise. Cioè. Ancora Riise.
Mah.
Poi vabbè il gol di totti su rigore e quello di delpiero da pes, sono contorno.
La ciccia di tutto sono le due pere giallorosse.
Il resto è crisi.
Da oggi sono fan di Riise comunque su facebook. Il salmone norvegese,
Questa volta posto la fine della recensione per Non solo cinema dell’album di Julian Casablancas Phrazes for the young. Così siete obbligati a cliccare per vedere come inizia…
Ma se tutto questo non è stato di vostro gradimento e state contando i giorni dall’ultima pubblicazione degli Strokes vecchio stile, mantenete calma e pazienza ancora un poco. Sono attese a breve novità sul prossimo lavoro della band che dovrebbe uscire nei prossimi dodici mesi. Nel frattempo, consiglio di riprovare ad ascoltare questo disco. Potrebbe questa volta, piacervi davvero.
Per sua stessa natura, definizione, dna. La cover sempre e comunque è di valore minore rispetto all’originale. Perde in carati. In preziosità. Anche solo per essere una copia di qualcun’altro e qualcos’altro. Quindi quando un gruppo/cantante decide di fare una cover parte già svantaggiato, in difetto di qualcosa. Se poi la fa anche male apriti cielo. Da sospendere l’uso del microfono e la radiazione dai palchi. Proibire anche il canto sotto la doccia. Sacrilegio quando poi si decide di intervenire sul brano per modificarlo.
Ultimamente ci sono stati vari esempi di come si può fare di un brano con la sua storia e il suo stile, una cosa inascoltabile. Vasco Rossi con quella falsa Creep, Elisa e Mad world, Giusy Ferreri e il cielo e sempre più blu. per citare le colpe italiane. Ma perchè buttare nel gabinetto la stima creata negli anni con deprecabili incisioni fatte per tappare buchi in scalette povere o per vendere qualche soldino in più. Mi viene in mente anche Hillary Duff (magari fosse la birra) quando aveva riprovato a fare personal jesus dei depeche mode. Ma insomma l’elenco sarebbe infinito.
Accanto a questo ci sono cose un pochino riuscite meglio. Anche se le originali sono sempre un gradino sopra. Esempio è questa canzone.
Che rifatta negli anni zerozero è diventata così.
Tralaltro. Gran bel film Control.
Basta avere un minimo di stile e di educazione, e rispetto, per non tradire la fiducia concessa.
Altrimenti.
Altrimenti niente,
"Vi sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante se ne sognano nella vostra filosofia."
William Shakespeare, Amleto
"La gente si lamenta sempre delle cose brutte che gli capitano senza che se le sia meritate ma non parla mai delle cose belle. Di cosa ha fatto per meritarle. Io non ricordo di aver mai dato a nostro Signore motivi particolari per sorridermi. Però lui mi ha sorriso."
Cormac McCarthy - Non è un paese per vecchi
"Mi innamorai del calcio come mi sarei poi innamorato delle donne: improvvisamente, inesplicabilmente, acriticamente."
Nick Hornby - Febbre a 90°
"Fu uno di quei momenti in cui provi gratitudine per la musica che ascolti e per quella che devi ancora sentire, per i libri che hai letto e per quelli leggerai, forse addirittura per la vita che vivi".
Nick Hornby - 31 canzoni
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PS: ahimè.